La cicogna fa meno fatica

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Ebbene sì, ci è voluto un po’ di tempo, ma alla fine è stato scoperto che i bambini non sono portati in dono dalla cicogna!

Come ben sappiamo, anche da un bel po’ ormai, i bimbi nascono perchè delle mamme li portano in grembo per 9 mesi. “Già, nulla di più ovvio!” diranno in molti; “Vero” rispondo io. Ma allora perchè ci dimentichiamo che quei mesi meravigliosi e sorprendenti della gestazione sono anche faticosi? Immagino che chi parla della cicogna non si sia mai posto la domanda di cosa fa questo uccello dopo una consegna, ma forse si ipotizza che a compito finito la cicogna può rilassarsi e riposarsi… Ma per le mamme è lo stesso? Sui giornali patinati troviamo mamme vips che, pur avendo partorito da un giorno o due, sono ben vestite, ben pettinate e ben truccate, il loro sorriso è smagliante, sembrano rilassate e riposate come fossero appena uscite da un centro termale. Ma è proprio questa la realtà comune? Direi proprio di no.

La gravidanza e la nascita di un figlio sono una gioia immensa forse impossibile da descrivere o comprendere a pieno. E’ un momento magico in cui si vivono emozioni meravigliose e la felicità è incommensurabile, in particolare per chi ha tanto faticato per realizzare questo sogno.

Eppure la società spesso si dimentica che in gravidanza si vivono diversi fastidi fisici e ansie difficili da gestire. Le donne in dolce attesa agli ultimi mesi di gravidanza iniziano ad avere un ritmo sonno – veglia alterato, soffrono di mal di schiena, sono stanche e nervose per l’avvicinarsi di un evento atteso per 9 mesi. Ma con il parto non è tutto finito, dopo la nascita del bimbo tanto amato felicità e stress vanno a braccetto.

Ci si trova catapultati in un mondo nuovo. Si affrontano una serie di passi evolutivi per la propria crescita personale: da figli si passa ad essere anche genitori e da coppia si diventa triade. Questo ovviamente comporta la necessità di modificare abitudini, comportamenti ma anche pensieri e priorità. Ovviamente tutto questo è tutt’altro che semplice!

A seguito del parto inizia per la donna un periodo definito puerperio ovvero “40 giorni dopo il parto”. In quei giorni la donna vive una vera e propria tempesta ormonale, calano a picco gli estrogeni e sale il livello di prolattina, tutto l’assetto ormonale cambia bruscamente per permettere l’avvio dell’allattamento e questo comporta fragilità emotiva, facilità al pianto, stanchezza, senso di inadeguatezza, bisogno di protezione, sostegno ed aiuto pratico. Tutto questo però contrasta un po’ con l’aspettativa media della società, che ritiene che la madre sia sorridente e sempre perennemente felice, pur non dormendo, avendo punti e dolori, allattando, magari anche con qualche problema al seno quale ragadi e ingorghi mammari. Se però a volte manca il sorriso, spesso si tende a patologizzare qualcosa che di patologico non ha nulla: “Oh mamma! Avrà mica la depressione post partum? Sarà utile che qualcuno stia sempre con lei anche per evitare che faccia male al bambino…”.

In realtà, il puerperio è un periodo normale di assestamento, in cui la nuova famiglia deve imparare a conoscersi e i genitori devono poter avere la possibilità di sperimentarsi. Molto di frequente amici e parenti si sentono autorizzati a dare ciascuno il proprio parere,  il proprio suggerimento, magari pensando a quel racconto di un amico del vicino di casa fatto 4 anni prima. Quello di cui ha bisogno la madre è sostegno emotivo e supporto pratico. Ogni madre prova un senso di inadeguatezza all’inizio, ma come dice lo psicanalista inglese Winnicot ciò che serve sono madri “sufficientemente buone”. Non esistono genitori perfetti, ma ogni figlio classificherebbe come “il migliore” la propria mamma e il proprio papà.1

Il padre in tutto questo ha un ruolo fondamentale. E’ il sostegno più grande che una madre possa avere ed è necessario che la coppia parli e si confronti per affrontare insieme questi momenti a volte così faticosi e trovi insieme le modalità migliori affinchè tutta la famiglia stia bene. Al padre è richiesto di collaborare nella gestione domestica, di occuparsi del bambino insieme alla compagna nelle ore serali, che sono quelle più faticose, di coccolare madre e figlio e far sentire la neo mamma una mamma doc, di portare serenità e calma e di gestire le visite di parenti e amici.

 

É importante che la nuova famiglia abbia attorno una rete di supporto che sia però una rete comprensiva. Secondo lo psicologo e psicoanalista britannico Bowlby, nei primi mesi e anni di vita del bambino si creerà tra madre e figlio un legame di attaccamento importante. Questo a sua volta permetterà al minore di costruire dei modelli operativi interni che gli consentiranno di avere rappresentazioni mentali di sé e del mondo circostante. Tali modelli veicolano la percezione e l’interpretazione degli eventi, consentendogli di fare previsioni e crearsi aspettative sugli accadimenti della propria vita relazionale e su come gli altri possono reagire ai propri comportamenti.  Per questo, se davvero si vuole essere utili a una neo mamma, evitiamo di dirle: “Non preoccuparti, mi occupo io del bambino mentre tu fai le pulizie”, perché ora loro hanno bisogno l’uno dell’altra. Occuparsi del bambino può essere certamente utile, ma solo se richiesto esplicitamente dalla mamma.

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In alternativa ci si può proporre di farle la spesa o prepararle qualche pasto da congelare e utilizzare quando serve, stirare o fare qualche faccenda domestica, passare in posta a pagare una bolletta o qualcosa di simile. Dobbiamo far sentire che ci siamo e siamo utili, ma per i bisogni reali che la madre ha. Un neonato suscita  tenerezza e dolcezza, tutti saremmo orientati a offrirci come baby sitter, ma facciamo attenzione a non far sentire la mamma inadeguata, evitiamo di toglierle in bambino dalle braccia o di volergli dare noi il biberon: quello è il loro momento speciale. Evitiamo di andarla a trovare con il raffreddore, di fare improvvisate e di toccare il bambino senza esserci lavati le mani: possiamo così salvarla da rabbia, nervosismo, frustrazione, intolleranza e senso di inadeguatezza. Rispettiamo i tempi e gli spazi della nuova famiglia, è importante che sappia che siamo disposti sia a tenere il bambino che a fare tutte quelle opere di contorno, meno belle sicuramente, ma pure molto utili e importanti. Facciamoci sentire senza però pretendere una risposta immediata e se facciamo visita cerchiamo di non rimanere troppo tempo, per non diventare ospiti indesiderati.

Le mamme e i papà possono sicuramente giovare di alcuni supporti: i gruppi post partum sono molto utili per uscire dall’isolamento, per condividere ansie e paure, ma anche soluzioni a problemi condivisi. Per i papà è utile confrontarsi con amici o parenti che hanno vissuto ciò che loro stanno affrontando ora. Attenzione all’utilizzo di internet e dei libri: certo si possono imparare molte cose, ma ogni bambino, ogni mamma, ogni papà, ogni coppia, ogni famiglia e ogni storia è diversa, unica e speciale e il rischio è che si crei ancora più confusione. Ciò che davvero potrebbe essere utile è rivolgersi agli specialisti, un’ostetrica per esempio, che possa seguire i genitori nel primo bagnetto, nell’avvio dell’allattamento o per altre piccole difficoltà, offrendo una consulenza specifica per quella situazione e in quel contesto. Ancora meglio se questa professionista ha conosciuto i neo genitori già durante la gravidanza. Altro supporto utile può essere quello dello psicologo.

Una nuova vita porta felicità e gioia, ma come ogni nuova conquista comporta anche fatiche e responsabilità. Tutta la rete che circonda la famiglia può contribuire al suo benessere, ma solo essendo paziente, sensibile e comprensiva. Insomma: trascorrere con gioia  i primi mesi di vita di un bimbo si può fare, ma di certo…la cicogna fa meno fatica!

 

 

 

 

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